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Esiti da coma, gravi traumi cranici, esiti da malattie cardiovascolari.
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Minori e famiglie
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Disagio psico-sociale
1. Esiti da coma, gravi traumi cranici, esiti da malattie cardiovascolari
Alcuni dati epidemiologici (Spread, 2001) suggeriscono che, relativamente al fenomeno delle cerebrolesioni acquisite, si assiste a un progressivo aumento della disabilità. Il numero di persone che rimane vittima di gravi lesioni cerebrali di tipo traumatico o vascolare (traumi cranici, ictus ischemici e emorragici) è dunque in aumento.
L’ictus cerebrale colpisce più dell’infarto cardiaco ed è al primo posto tra le malattie cardiovascolari con almeno 500 nuovi casi al giorno e 300.000 sopravissuti per anno. In particolare si registra un aumento dell’ictus giovanile che colpisce 10 soggetti ogni 100.000 abitanti tra 0 e 45 anni (Sterzi, 2003).
I traumi cranio encefalici (TCE) costituiscono in tutti i paesi industrializzati una delle principali cause di invalidità tra la popolazione giovanile e adulta in età compresa tra i 15 e i 40 anni. L’incidenza dei traumi cranici è stimata in 200/300 casi ogni 100.000 abitanti.
I soggetti affetti da cerebrolesioni acquisite sono coloro che riportano le conseguenze di traumi cranio encefalici, stati di coma o ictus dovuti a incidenti della strada, a incidenti sul lavoro o domestici, a malattie ecc.
Tra i danni più invalidanti che caratterizzano la cerebrolesione acquisita citiamo: danni motori (plegie agli arti, paresi), sensoriali (perdita parziale o totale della vista e dell’udito) e difficoltà di linguaggio. Le gravi ripercussioni riguardano anche il danneggiamento dello stato intellettivo, l’alterazione delle capacità cognitive e dell’equilibrio psicologico, la destabilizzazione delle attitudini comportamentali.
Le persone colpite da trauma, coma o ictus dopo la degenza in ospedale, necessitano di un’assistenza mirata a un aiuto concreto per ricostruire la propria vita ed affrontare le difficoltà che si possono incontrare anche nelle azioni più semplici, come la cura della propria persona, l’utilizzo dei mezzi pubblici o l’acquisto dei beni di prima necessità. Esistono poi difficoltà più complesse come lo studio, il lavoro e l’esercizio del proprio ruolo familiare per affrontare le quali gioca un ruolo determinante un aiuto professionale e immediato.
2. Minori e famiglie
Per minori si intendono bambini e giovani fino a 18/21 anni di età che, per condizioni socio familiari, necessitano di sostegno nella fase di crescita e per quanto riguarda l’integrazione sociale (attività scolastica e lavorativa, acquisizione di una progettualità di vita).
Le famiglie in situazione di disagio sono quei nuclei caratterizzati da condizioni relazionali, sociali, economiche critiche.
3. Disagio psico-sociale
Persone che vivono in condizioni di disagio psicologico o sociale tali da impedire l’inserimento nel mondo della scuola, del lavoro e più in generale, nella società. Persone quindi a rischio di emarginazione che necessitano di relazioni e reti sociali finalizzate alla valorizzazione individuale, all’inserimento nel mondo lavorativo e all’integrazione nella vita familiare e sociale.