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Cos'è Progetto 98

La Cooperativa  Progetto 98 nasce nel Settembre 1998 su iniziativa di un gruppo di operatori sociali desiderosi di:

  • dare avvio a interventi educativi volti al recupero o potenziamento delle autonomie e della socializzazione di persone che vivono situazioni di disabilità e disagio psicosociale;
  • dare centralità al lavoro educativo, quale  strumento privilegiato della relazione di aiuto, valorizzando la competenza professionale degli operatori sociali.

Il criterio guida della pratica assunta dalla Cooperativa Progetto 98 è quello della centralità della persona intesa nella sua globalità, unicità e complessità.

 

L’azione educativa che ne deriva è volta:

- a produrre cambiamenti significativi e proficui per il singolo e la collettività;

- alla definizione,  all’affronto e al soddisfacimento del bisogno attraverso progetti personalizzati;

- alla personalizzazione del progetto con la quale si intende un piano di lavoro specifico, pianificato in base alle caratteristiche e alle esigenze del soggetto;

- alla responsabilizzazione degli attori (operatori, familiari e figure affettive di riferimento) cosicché i partners del processo di aiuto assumano parte attiva, in una logica di condivisione degli obiettivi e dei mezzi, operando anche la valutazione congiunta dei risultati, secondo una procedura contrattuale che prevede diritti e doveri reciproci.

I diversi servizi della Cooperativa poggiano su una organizzazione snella e trasparente che incarna lo spirito cooperativo: i ruoli definiti sono funzionali alla ottimizzazione delle risorse (umane, strumentali ed economiche).

Dal 1999 è iscritta all’albo delle Cooperative Sociali e dal 2005 rientra nella sezione Cooperative a mutualità prevalente di diritto.

A Chi è Rivolto Progetto 98
  1. Esiti da coma, gravi traumi cranici, esiti da malattie cardiovascolari.
  2. Minori e famiglie
  3. Disagio psico-sociale

 

1. Esiti da coma, gravi traumi cranici, esiti da malattie cardiovascolari

Alcuni dati epidemiologici (Spread, 2001) suggeriscono che, relativamente al fenomeno delle cerebrolesioni acquisite, si assiste a un progressivo aumento della disabilità. Il numero di persone che rimane vittima di gravi lesioni cerebrali di tipo traumatico o vascolare (traumi cranici, ictus ischemici e emorragici) è dunque in aumento.

L’ictus cerebrale colpisce più dell’infarto cardiaco ed è al primo posto tra le malattie cardiovascolari con almeno 500 nuovi casi al giorno e 300.000 sopravissuti per anno. In particolare si registra un aumento dell’ictus giovanile che colpisce 10 soggetti ogni 100.000 abitanti tra 0 e 45 anni (Sterzi, 2003).

I traumi cranio encefalici (TCE) costituiscono in tutti i paesi industrializzati una delle principali cause di invalidità tra la popolazione giovanile e adulta in età compresa tra i 15 e i 40 anni. L’incidenza dei traumi cranici è stimata in 200/300 casi ogni 100.000 abitanti.

I soggetti affetti da cerebrolesioni acquisite sono coloro che riportano le conseguenze di traumi cranio encefalici, stati di coma o ictus dovuti a incidenti della strada, a incidenti sul lavoro o domestici, a malattie ecc.

Tra i danni più invalidanti che caratterizzano la cerebrolesione acquisita citiamo: danni motori (plegie agli arti, paresi), sensoriali (perdita parziale o totale della vista e dell’udito) e difficoltà di linguaggio. Le gravi ripercussioni riguardano anche il danneggiamento dello stato intellettivo, l’alterazione delle capacità cognitive e dell’equilibrio psicologico, la destabilizzazione delle attitudini comportamentali.

Le persone colpite da trauma, coma o ictus dopo la degenza in ospedale, necessitano di un’assistenza mirata a un aiuto concreto per ricostruire la propria vita ed affrontare le difficoltà che si possono incontrare anche nelle azioni più semplici, come la cura della propria persona, l’utilizzo dei mezzi pubblici o l’acquisto dei beni di prima necessità. Esistono poi difficoltà più complesse come lo studio, il lavoro e l’esercizio del proprio ruolo familiare per affrontare le quali gioca un ruolo determinante un aiuto professionale e immediato.

 

2. Minori e famiglie

Per minori si intendono bambini e giovani fino a 18/21 anni di età che, per condizioni socio familiari, necessitano di sostegno nella fase di crescita e per quanto riguarda l’integrazione sociale (attività scolastica e lavorativa, acquisizione di una progettualità di vita).

Le famiglie in situazione di disagio sono quei nuclei caratterizzati da condizioni relazionali, sociali, economiche critiche.



3. Disagio psico-sociale

Persone che vivono in condizioni di disagio psicologico o sociale tali da impedire l’inserimento nel mondo della scuola, del lavoro e più in generale, nella società. Persone quindi a rischio di emarginazione che necessitano di relazioni e reti sociali finalizzate alla valorizzazione individuale, all’inserimento nel mondo lavorativo e all’integrazione nella vita familiare e sociale.

Le Finalità di Progetto 98

La Progetto 98 è una cooperativa Sociale di tipo A MUTUALITA’ PREVALENTE la cui Missione è:

ART. 3 DELLO STATUTO 

LA COOPERATIVA INTENDE PERSEGUIRE GLI SCOPI GENERALI DELLA COMUNITÀ ALLA PROMOZIONE UMANA E ALL’INTEGRAZIONE SOCIALE DEI CITTADINI ATTRAVERSO LA GESTIONE DI SERVIZI SOCIO SANITARI ED EDUCATIVI (ART.1, LETT.A, LEGGE 381/91)

LA COOPERATIVA SI ISPIRA AI PRINCIPI DI LIBERTÀ, DEMOCRAZIA, GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA E DIGNITÀ DELLA PERSONA ”E PERSEGUE I SEGUENTI SCOPI”:

  • superare ogni forma di emarginazione;
  • promuovere e sostenere la realizzazione  del singolo;
  • rimuovere gli ostacoli che si frappongono al benessere personale e sociale;
  • contribuire a realizzare l’integrazione personale e sociale dell’individuo;
  • sollecitare e promuovere partecipazione e la collaborazione;
  • orientarsi sui processi di crescita, di apprendimento, di reinserimento sociale e di prevenzione con una rilevante e costante attenzione  alla persona nella sua globalità,  alla partecipazione degli individui e dei nuclei familiari, agli ambienti relazionali e comunitari;
  • riconoscere e rispondere ai bisogni dei soggetti e alle richieste del contesto sociale promuovendo,  con  una prassi riflessiva e creativa, le  risposte ai bisogni;
  • creare nuove opportunità occupazionali.
     
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